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Fin da quando esiste la disciplina della psicologia, gli psicologi hanno elaborato diverse definizioni dell'intelligenza, diverse teorie e diversi metodi per misurarla al meglio. Parallelamente sono stati pubblicati vari strumenti di misura dell’intelligenza i cui creatori si sono preoccupati di dimostrarne la validità e l’attendibilità. Se per studiare la validità un test di intelligenza esso deve essere messo in relazione con criteri esterni (per esempio il rendimento scolastico o lavorativo), per studiarne l’attendibilità il QI dovrebbe rimanere stabile anche dopo varie misurazioni sulla stessa persona. Ma poiché il punteggio del QI, che sin da subito ha destato interesse negli psicologi, è solo una misura della posizione di un soggetto rispetto ad altre persone della sua stessa età, la stabilità del QI non significa che non si verifichino dei cambiamenti nell’ abilità a rispondere alle domande di un test di intelligenza da parte dei bambini che crescono, e degli adulti che invecchiano. Sono quindi, state pubblicate numerose ricerche che se, da una parte hanno avuto come obiettivo quello di raffinare gli strumenti di valutazione dell’intelligenza alla luce della formulazione di varie teorie sull’intelligenza (che nel tempo da monofattoriali sono divenute multifattoriali), dall’altra si sono orientate a studiare il pattern di sviluppo dell’intelligenza nel corso della vita. Tali ricerche (trasversali, longitudinali e sequenziali) hanno condotto a risultati sempre più articolati e raffinati, individuando componenti dell’intelligenza che dopo un incremento in età giovanile rimangono abbastanza stabili nel corso della vita e quelle che invece già dopo i 30-40 anni tendono a declinare. Più in particolare, lo studio delle differenze individuali nell’intelligenza ha portato a formulare specifiche ipotesi che il QI potesse dipendere oltre che dalla intelligenza fluida e da quella cristallizzata anche da differenze individuali nella velocità di elaborazione delle informazioni e nella memoria di lavoro, portando alla formulazione di varie domande: che peso hanno la velocità di elaborazione e la memoria di lavoro sul QI? Queste sono correlate alle differenze di QI nei bambini, negli adulti e negli anziani? Cosa declina prima, la memoria di lavoro o la velocità di elaborazione?

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